
Succede che per le cose quotidiane, le chiacchere futili, un saccottino e le invettive al governo ladro uno va al baretto e può ritenersi soddisfatto. Ma poi, per le cose di qualità, ci vuole altro.
Qualche tempo prima di entrare in questo Bar e sedermi al tavolo vicino al bagno, passavo quotidianamente da un locale di classe, pura. Stessa gestione da tempo con significativi cambi nel menu nel corso della sua storia. Si sa che se il cibo è ricercato e il locale piccolo, prima o poi la coda fuori dalla porta te la trovi.
“Fico!” direte.
E invece no, perché il proprietario decide di chiudere. I suoi piatti non sono esercizi di stile, cucina narcisisistica da Guida Michelin: si ferma ad un passo dalla centesima stellina. Io ogni tanto, passandoci davanti, bussavo alla serranda. Ho dovuto urlargli dalla strada che “Oh, io me ne vado al baretto eh…”, per potergli scroccare ancora una cena.
Fate in fretta e passate dal retro, non so per quanto tempo terrà aperto. Stasera offro io.